“Una vita ben vissuta, è la miglior rivincita” dichiara in un’intervista Felix Gonzales-Torres, uno degli artisti più rilevanti della scena statunitense degli anni ’90. 

Nasce a Guáimaro, Cuba, nel 1957, terzo di quattro figli. Si trasferisce a New York nel 1979, consegue la laurea in fotografia al Pratt Institute di Brooklyn, nel 1983, e il master presso l’international Center of Photography, New York University, nel 1987. 

La sua produzione artistica può essere ricondotta all’interno della tendenza artistica contemporanea chiamata “Relational Aesthetics”, termite coniato dal curatore e autore dell’omonimo saggio Nicolas Bourriaud. Questa sperimentazione estetica, portata avanti da un gruppo eterogeneo di artisti negli anni ’80, invita lo spettatore a interagire attivamente con l’opera, considerando il prodotto artistico come luogo di incontro, formazione ed evoluzione in cui vivere un’esperienza intersoggettiva tramite l’opera stessa.

Nel corso della maturazione critico-artistica del suo lavoro, la reale svolta creativa avviene tramite l’incontro con Ross Laycock, nel 1983: Felix racconterà l’amore verso il compagno attraverso una nuova serie di opere minimaliste e concettuali, metafora della coppia, portatrici di una straordinaria carica emozionale, esplorando i ricordi felici come il dolore della perdita. Ross, infatti, muore di AIDS nel 1990 e Felix sintetizza nella sua arte ogni stadio dell’avanzamento della malattia, sino alla di lui morte prematura. 

Uno dei suoi lavori più significativi e toccanti è “Untitled (Portrait of Ross in L.A.)” del 1991. Come suggerisce il titolo dell’opera, il cumulo di caramelle si presenta come un allegorico ritratto di Ross, non dell’aspetto quanto del suo peso. L’opera ha infatti un peso specifico di 175 pounds (circa 80 chili), ovvero il peso del compagno all’inizio della malattia: gli spettatori sono invitati a prendere una caramella dal mucchio, consumando lentamente l’opera, analogamente a quanto l’AIDS abbia consumato il compagno.

Untitled (Portrait of Ross in L.A.). 1991

Volevo creare un’arte che potesse scomparire, che non fosse mai esistita, una metafora per quando Ross stava morendo… Avrei abbandonato il lavoro prima che il lavoro abbandonasse me. […] Non volevo che durasse, perché così non mi avrebbe fatto soffrire.

Intervista con Robert Storr, ArtPress, Gennaio 1995

L’atto di mangiare un “pezzo di Ross” assume così il significato di una comunione e condivisione quasi religiose che da un lato ambisce a esorcizzare la morte e, dall’altro, a denunciare la negligenza del Governo dinanzi a una malattia grave di cui nessuno sembrava preoccuparsi. Al contempo, pur essendo un’opera creata per esaurirsi, il significato ultimo non è legato alla morte ma, al contrario, all’immortalità: la maggior parte dei lavori di Gonzalez-Torres, infatti, è prodotta con materiali semplici, facilmente reperibili e accompagnati da descrizioni dettagliate circa il peso e le dimensioni, in modo da poter essere riproposti all’infinito. 

La serie “Untitled” 1990, composta da due risme di fogli di uguale dimensione, ne fornisce un vivido esempio: sul primo si legge “Nowhere better than this place” e sull’altro “Somewhere better than this place”, eancora una volta lo spettatore è invitato ad impossessarsi di una parte dell’opera. L’artista lavora in questo caso sull’idea di Dio:

Una volta credevamo non ci fosse alcun dio, nessuna vita dopo la morte […]. Questa è diventata una vera dichiarazione politica perché alla fine non abbiamo scelta se non lavorare al fine di rendere questo posto il migliore possibile.

Intervista all’artista, Nancy Spector, 2007
Untitled. 1990

I suoi lavori sono un veicolo di manifestazione, “Somewhere/Nowehere”, per cui ogni persona ha l’opportunità di scegliere quale foglio portare via. Anche questo genere di opera, come i cumuli di caramelle, può essere ripetuta infinite volte: permanenza significa immortalità. 

Questa idea di ripetizione seriale sfida lo status di opera d’arte in sé, deprivandolo della sua unicità e del valore assunto all’interno del mondo dell’arte. Come può un museo, l’istituzione che ha il compito di tutelare l’arte e conservarla per i posteri, accettare un lavoro pensato per esaurirsi? Con ostentato distacco, Gonzalez-Torres esplicita il suo intento:

Io ho bisogno degli spettatori e della loro interazione. Senza il pubblico, questi lavori non sono niente, è il pubblico a completarli.

Intervista all’artista, ibidem

Il carattere peculiare delle proprie opere è quello di involgere sempre, in maniera esplicita e attiva, l’intervento del pubblico, sebbene l’artista scelga di non utilizzare un linguaggio verbale per comunicare con esso, come dimostrano i non-titoli dei suoi lavori. Secondo Gonzalez-Torres, la lettura dell’opera deve andare oltre l’intestazione ufficiale: l’inserimento indiziale fornito tra parentesi, dunque, è orientato precisamente a non forzare troppo la visione del pubblico. Utilizzando frasi che solo l’artista stesso è in grado di decodificare completamente, egli porta a leggere il suo lavoro come privo di una verità artistica univoca. 

Tuttavia, è possibile riconoscere alcuni indizi ricorrenti che permettono allo spettatore di intuire le molteplici declinazioni di uno stesso soggetto: “Untitled (March 5th)” è uno dei titoli che si ripete maggiormente. L’opera, creata nel 1991, presenta due lampadine poste a 287cm da terra, l’una accanto all’altra e con i cavi intrecciati; perfetta allusione ai due amanti, cui non è dato sapere chi dei due si spegnerà per primo. Anche in questa interpretazione luttuosa Felix ci stupisce, essendo il 5 marzo il giorno del compleanno di Ross. 

Untitled (March 5th). 1991

Gonzalez-Torres ha partecipato a decine di mostre collettive durante la sua vita, ad esempio le prime presentazioni a Artists Space e White Columns a New York (1987 e 1988), Whitney Biennale (1991), Biennale di Venezia (1993), SITE a Santa Fe (1995) e Sydney Biennial (1996). Mostre retrospettive sono inoltre state organizzate dal Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1994); Museo Solomon R. Guggenheim (1995); Sprengel Museum Hannover, Germania (1997); Biblioteca Luis-Angel Arango, Bogotá (2000).

Parallelamente alla sua costante ricerca di interazione con il pubblico, Felix ha dichiarato più volte che tutte le sue opere erano per Ross: il principale destinatario di tutti i lavori resta, anche dopo la sua scomparsa, l’amato compagno. La semplicità degli oggetti quotidiani e l’immediatezza delle brevi parentesi parlano ad ognuno di noi, suscitando sensazioni ed emozioni largamente condivisibili. La sua produzione artistica, di taglio fortemente autobiografico, abbraccia temi dal significativo riscontro sociale, soprattutto in direzione della comunità LGBT e della sensibilizzazione all’AIDS. Di lui restano opere prive di autenticazione e infinitamente ripetibili, immortali come il ricordo che portano con sé. 

Felix Gonzalez-Torres muore all’età di 39 anni per complicanze dovute all’AIDS, a Miami, il 9 gennaio 1996.


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