È difficile riassumere in una semplice recensione tutto ciò che Cinzia, nuovo graphic novel di Leo Ortolani – autore della decennale serie di Rat-Man -, rappresenta nel panorama italiano della letteratura LGBTQ+. Ma tenterò l’impresa.

Cinzia è la protagonista della nostra storia: una donna trans alle prese con un mondo del lavoro che tende a respingerla perché i suoi documenti riportano ancora il “deadname” (il nome di genere maschile attribuitole alla nascita).

Leo Ortolani descrive le difficoltà incontrate da Cinzia non solo nel mondo del lavoro ma anche nella sua vita privata. Cinzia rappresenta la “macchia” che la società vorrebbe nascondere, una persona considerata diversa, sbagliata. Cinzia è una donna che desidera amare ed essere riamata, e nel farlo è costretta a scontrarsi con i pregiudizi e gli stereotipi a cui la società ci ha abituati. Ma se pensate che a Cinzia basti questo per gettare la spugna, vi sbagliate di grosso.

Il personaggio di Cinzia è una vera forza della natura, un personaggio carismatico, sopra le righe, senza filtri; una sognatrice incallita che sa quello che vuole ed è disposta a tutto per averlo. Lo stile di Leo Ortolani incornicia perfettamente la realtà di questo personaggio unico, raccontando la sua storia e la comunità LGBTQ+ in una chiave ironica, volutamente parodistica, senza mai risultare offensiva. Attraverso scene da musical, racconti biblici e non-sense, Ortolani ci regala una storia che fa ridere di gusto mentre ci spinge a riflettere.

Cinzia ripercorre la storia di tutte le persone trans alla ricerca del loro posto nel mondo, di coloro che si impegnano a richiedere il cambio di generalità sui propri documenti, come di tutti quelli che non hanno intenzione di procedere in tal senso. Cinzia, soprattutto, è il ritratto di ogni persona che desideri amare ed essere amata per quello che è. Ortolani racconta tutto questo con uno stile semplice e d’impatto, affrontando alcune delle problematiche interne alla comunità LGBTQ+, come il barricarsi dietro alla diversità facendone strumento di separazione e divisione, piuttosto che capacità di rileggere categorie e sottocategorie perché ci uniscano tutt* nella nostra reciproca diversità.

Insomma, la storia di Cinzia è tante cose, ma è soprattutto una storia da leggere.


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